incesto
La stanza del segreto
08.05.2026 |
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"Andrea venne tantissimo, getti densi e caldi che lei ingoiò quasi tutto, mentre il resto le colava sulle labbra e sul mento..."
Era la festa di fine anno, l’ultima grande sbronza prima degli esami di maturità. La villa era piena di diciottenni che ridevano, ballavano e facevano cazzate. In fondo al corridoio del piano di sopra, qualcuno aveva organizzato “il buco”: una stanza buia con un foro nel muro di cartongesso divisorio. Chi voleva guadagnare qualcosa si metteva in ginocchio dall’altra parte. Dieci euro a pompino. Niente nomi, niente facce. Solo bocche e cazzi.Sara aveva bisogno di soldi. Suo padre le aveva tagliato la paghetta da settimane e voleva comprarsi quel vestito per il viaggio post-maturità. Così, con la maschera sugli occhi e i capelli raccolti, si era chiusa nella stanzetta. Erano già passati tre ragazzi. Veloce, meccanico, sporco. Dieci euro ciascuno nel barattolo di vetro accanto a lei.
Stava finendo con il quarto quando sentì la voce di Mirco dall’altra parte.
«Cazzo sì… brava. Aspetta un attimo.»
Mirco tirò fuori il telefono, ancora col cazzo mezzo dentro la bocca di Sara.
«Ehi Amico, sono di sopra, stanza in fondo. C’è il buco, cazzo. Devi venire. È una bomba, te lo giuro. Dieci euro e ti fa vedere il paradiso.»
Sara sentì i passi. Il cuore le batteva forte, ma non poteva fermarsi. Era solo un altro cliente.
La porta si aprì. Rumore di vestiti che cadevano. Cintura, jeans, boxer. Poi una voce profonda, familiare, che le gelò il sangue.
«Porca troia Mirco, hai ragione. È proprio buio qua. Va bene, facciamolo.»
Andrea. Suo fratello, ripetente, di solo 1 anni più vecchio.
Sara rimase paralizzata, il cazzo di Mirco ancora in bocca. Suo fratello maggiore, lo stesso che la mattina le rubava il latte dal frigo e la prendeva in giro per i suoi ragazzi e si vantava di essere un latin lover. La voce era inconfondibile.
Non poteva tirarsi indietro. Se si fosse fermata, se avesse parlato, lui avrebbe capito. E tutta la scuola avrebbe saputo che la sorellina di Andrea faceva la troia al buco per dieci euro. Non poteva succedere.
Così, con le mani che tremavano, lasciò andare Mirco e si spostò verso il nuovo cazzo che sporgeva dal buco.
Era enorme.
Molto più grosso di quelli che aveva preso prima. Lungo, spesso, con una vena che pulsava visibile anche nella penombra. La cappella era grossa, lucida. Sara deglutì. Disgusto e shock le salirono in gola.
È mio fratello. Cazzo, è il cazzo di mio fratello.
Per un secondo pensò di scappare. Poi Andrea parlò di nuovo, ridendo piano.
«Dai, non farti pregare. Ho voglia di scaricarmi.»
Sara chiuse gli occhi e aprì la bocca. Lo prese dentro lentamente. Appena la cappella le toccò la lingua, sentì un brivido fortissimo. Era caldo, duro come marmo, e aveva un sapore forte, maschile. Lo spinse più a fondo. Non entrava tutto. Era troppo lungo. Le arrivava quasi in gola e ne mancava ancora metà.
«Ohhh cazzo… sì, così» gemette Andrea dall’altra parte del muro. «Che bocca fantastica…»
Sara si sentì umiliata e sporca. Stava succhiando il cazzo di suo fratello. Ma più lo leccava, più la sua lingua esplorava quella lunghezza impressionante, più qualcosa cambiava. Il disgusto si trasformò in un calore liquido tra le gambe. La sua fighetta iniziò a pulsare. Si bagnò tantissimo, tanto che sentì le mutandine appiccicarsi.
Iniziò a muovere la testa con più voglia. Lo succhiava rumorosamente, con saliva che colava sul mento, mentre con una mano lo masturbava alla base. Era così grosso che le dita non si toccavano.
«Porca puttana, questa è bravissima» ansimò Andrea. «Devi farmi venire in bocca, giuro.»
Sara si toccò tra le gambe senza pensarci. Era fradicia. Due dita le scivolarono dentro facilmente mentre continuava a divorare il cazzo del fratello. Nella sua testa girava tutto: vergogna, eccitazione proibita, l’enormità di quello che stava facendo.
Sentì Andrea irrigidirsi.
«Sto per venire… cazzo, tienila aperta!»
Sara non si tolse. Aprì la bocca e lasciò che il primo schizzo potente le colpisse la lingua, poi la gola. Andrea venne tantissimo, getti densi e caldi che lei ingoiò quasi tutto, mentre il resto le colava sulle labbra e sul mento.
Quando Andrea tirò fuori, ancora mezzo duro e lucido di saliva e sperma, Sara rimase in ginocchio, respirando forte, la fighetta che pulsava di desiderio insoddisfatto.
Dall’altra parte sentì suo fratello ridere soddisfatto.
«Amico, questa era la migliore della serata. La devo rivedere.»
Sara, con le labbra gonfie e il sapore del fratello ancora in bocca, non disse niente.
Ma dentro di sé sapeva già che non sarebbe finita lì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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